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Intervista a DEIV: Olbia-Londra – andata e ritorno, la firma con LEBONSKI 360°, i live

All’uscita del suo primo singolo ufficiale, “TPS”, scrisse: “Prendete e ballatene tutti”. Sarebbe potuta suonare come una benedizione ma in realtà credo che quella di DEIV fosse più un auspicio, un invito alla condivisione. Ma anche una silenziosa promessa. Tre puntini di sospensione che una decina di giorni fa si sono trasformati in un punto esclamativo.

Insieme alla recente pubblicazione del live video di “Diamanti”, sul suo canale YouTube escono “DM”, “Povero” e “TPS”. Registrate agli Isola Studios di Milano – sempre per LEBONSKI 360° – queste live session sono il frutto della collaborazione tra Davide e Riccardo Puddu (chitarra / Rhodes), Luciennn – all’anagrafe Luciano Fenudi (sequenze / Rhodes), Jacopo Volpe alla batteria e al basso in “TPS” Saturnino.

Racconta DEIV: “Il live per me è tutto, è dove vive la musica, dove si crea la magia […]. In quest’era digitale siamo inondati di performance piene di edit e correzioni e ci stiamo dimenticando l’importanza della resa live, la bellezza e l’unicità delle nostre imperfezioni”.

Tra Olbia e Londra di salette di registrazione e palchi deve averne visti e vissuti un po’. Così abbiamo voluto sentire la sua!


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Ciao Davide! Innanzitutto grazie di aver voluto fare quattro chiacchiere con noi ostili. Poco più di una settimana fa escono su YouTube le live sessions di quattro pezzi: “Diamanti”, “TPS”, “DM” e “Povero”. È come se avessi voluto regalarci una sorta di live “a puntate”. Sbaglio?

Ciao, grazie a voi del vostro tempo e della vostra curiosità. Dopo un anno di stop forzato per tutti ho deciso di fare questa live session “a puntate” dei miei brani per riportare un po’ la dimensione live nelle case. Penso che oggi tutti ne abbiano bisogno, sia noi musicisti sia le persone – che non vedono l’ora di stare sotto a un palco, che sia il mio o quello del loro artista o gruppo preferito. È stato bellissimo rivivere quella sensazione, spero si possa tornare presto a riprovare quell’emozione incredibile tutti insieme.

I video mi hanno ricordato i Tiny Desk di NPR Music: atmosfera intima e dialogo a tu per tu tra l’artista, la sua musica e chi la crea con esso. Le riprese arrivano dopo: quello che conta non è andare live ma il fare musica. Che rapporto hai con i live e i palchi?

Non proprio. I TINY DESK sono più una rivisitazione delle versioni originali degli artisti in chiave acustica. Io invece ti ho portato a casa una simulazione di un vero e proprio live, direttamente a casa tua tramite Vevo / YouTube come dici tu, appunto, “a puntate”. Quindi diciamo che vi ho dato un’anticipazione di quello che potrebbe essere un mio concerto.

Hai origini legate al punk, che sperimenti dai 13 anni in sala prove con Salmo. L’hai seguito in parte dei suoi percorsi con gli Skasico, i To Ed Gein e/o i Three Pigs’ Trip?

A 13 anni ho visto per la prima volta Salmo suonare dal vivo con gli Skasico. Da lì la sua personalità sul palco e la sua attitudine mi sono subito rimaste impresse. Ci siamo ritrovati dopo un po’ di tempo a vivere le stesse compagnie e a frequentare gli stessi bar e le stesse sale prova. Da lì è nata un’amicizia sia personale sia musicale che abbiamo portato avanti nel tempo, anche se molte volte ci siamo persi per strada vivendo in città diverse. Ma ti posso dire che ad ogni suo progetto sono stato sempre in prima fila a supportarlo. E lui è sempre stato presente per me. Mi posso sentire BLESSED.

Una delle cose che più mi ha incuriosita è stata la transizione a tutt’altri generi: il blues, il funk e il soul da cui invece hai scelto proprio di “ripartire” dal tuo ritorno da Londra a Olbia. Ti va di raccontarcela?

Ho avuto la fortuna di suonare e condividere palchi e salette con tante persone: da quando ho iniziato con il mio primo gruppo a oggi avrò suonato in dieci o più band diverse, sperimentando altrettanti generi. Vivendo in un’isola era difficile farsi notare dal mondo intero quindi la gente che suonava o che voleva diventare musicista doveva essere forte. E dove stava la forza prima dello streaming? Nel live. Punto. Se spaccavi dal vivo avevi il rispetto di tutti e della città stessa. Era quello che contava prima. Ora non più purtroppo. È ciò che mi fa strano quando vedo i nuovi big artist. Siamo tutti bravi in cameretta o in studio, ma live?

Correggimi se sbaglio. Forse è una mia visione / convinzione personale. Nell’immediato trovo che la scena punk sia più riconducibile alla performance live rispetto al videoclip (che comunque viene utilizzato). L’aver registrato delle live session è stata anche una scelta dettata da quell’attitudine?

Come ho detto prima, sono nato in un ambiente puramente fatto di live. La vera musica, bella o brutta, che ti piaceva o no, la vivevi andando ai concerti. Ed è per questo che oggi ho voluto far rivivere alle persone quello che sono e ciò che mi ha plasmato. Il live. Fosse per me suonerei solo dal vivo, fanculo le piattaforme digitali e la schiavitù dei numeri e degli streaming. Il live per me è dove vive veramente la musica nella sua più totale purezza e dove l’artista instaura un rapporto diretto e sincero con il pubblico. È dove si crea la magia e dove non puoi scappare dalla verità.

Olbia-Londra, Londra-Olbia. Andata e ritorno. Come hai vissuto la musica lasciando l’Italia e una volta tornato? E che ci dici di Londra?

Londra mi ha dato tanta consapevolezza. Prima di tornare a scrivere in italiano ci ho provato in tutti i modi a farmi valere e sentire con i miei progetti in inglese. È stato come fare il militare a Londra, era come vivere in una giungla. Non ci son riuscito a pieno ma la mia arma più forte è stata la perseveranza e la voglia di adattarmi in ogni situazione. Forse un’altra città non mi avrebbe dato tutto questo quindi gliene sono grato.

Che cultura musicale hai trovato in Inghilterra? E invece, che clima hai ritrovato quando sei tornato in Italia?

L’Inghilterra è sempre stata musa ispiratrice. Dall’urban al jazz, dalla drum’n’bass al pop mainstream, dalla grime al blues o al folk tradizionale, ogni cosa che ho sentito in quel Paese aveva sempre una sua identità. Sono sempre stati avanti anni luce nella visione del gioco, del music business, nei generi e nello stile. Invece da quando ero ragazzo ho sempre fatto fatica ad ascoltare musica italiana, ma al mio ritorno l’anno scorso mi son messo a studiare. E devo dire che oggi ci sono molti artisti validi che mi hanno spronato e dato la voglia di dare il meglio di me stesso in questo mio nuovo percorso.

I quattro brani usciti sul tubo sono distribuiti da Sony Music ma pubblicati per LEBONSKI 360°, nuova realtà musicale (e non solo) con Salmo al timone. è la tua prima firma con un’etichetta? Che effetto ti fa ricominciare un’avventura in Italia, in italiano e nel mercato musicale nostrano?

Sì, è la mia prima e vera firma per un’etichetta. Ti dico la verità… se mi avesse contattato un’altra etichetta italiana molto probabilmente avrei detto di no. Sono sempre stato testardo nel portare avanti i miei progetti in inglese ma allo stesso tempo Mauri (Salmo) ogni volta che sentiva quello che facevo in inglese mi spronava a farlo in italiano. Per molti anni gli ho sempre detto di no. E lui, in certo senso, mi ha fatto fare il mio percorso. Quando io ho invece, l’anno scorso, ho fatto il primo passo verso di lui con delle canzoni in italiano, allora lì mi disse: “Hai visto brutto stronzo che riesci a cantare anche in italiano? Vieni a Milano”.  E boom!

Domanda di rito 2020/2021. Come hai vissuto questi periodi di lockdown e limitazioni?

Guarda, questa situazione è stata un po’ un’arma a doppio taglio. Quando ho ricevuto la chiamata, a febbraio scorso, per iniziare a lavorare con l’etichetta, è stata pura gioia. Poi da quando sono arrivato a Milano a fine febbraio, ossia quando stava scoppiando la pandemia e abbiamo toccato con mano l’inutilità delle nostre forze, è stato davvero deprimente. Mi manca tanto suonare, infatti almeno una volta al giorno mi devo chiudere in camera da solo con la mia chitarra per allenarmi, pensando a quando potremo risalire su un palco. Per il resto ho continuato a scrivere e a produrre ma come dice il mio produttore LUCIENNN: “È come se da un anno stessimo viaggiando su un’autostrada con una supercar e la marcia più alta che puoi usare è la seconda”. Non so se rende l’idea.


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Quattro pezzi pubblicati, LEBONSKI 360°, Sony e la voglia di registrare e suonare dal vivo: mi sembrano elementi più che sufficienti per un album? No?

Manca poco, davvero poco… non vedo l’ora. Spero solo di poterlo portare dal vivo una volta pubblicato. Fingers crossed.

Davide punk e Davide funk: ti va di consigliarci due album chiave del tuo “passaggio”?

Due?? Ahaha praticamente è impossibile racchiudere questo mio passaggio in due album ma ci provo.

Allora, mi ricordo che i miei genitori mi avevano regalato uno stereo da piccolo e un giorno rovistando tra le cose di mio fratello maggiore avevo trovato due cassette: erano “Dookie” – Green Day e “Loco Live” – Ramones. Amore a prima vista.

Poi da lì sono arrivati “Duh” – Lagwagon, “Punk in Drublic” – NOFX e “One For The Money” – Undeclinable Ambuscade. Questo è stato solo l’inizio.

Per quanto riguarda la parte più “funk” mi ricordo che “Fungus Amongus” e “S.C.I.E.N.C.E.” degli Incubus poi “Mother’s Milk” e “Blood Sugar Sex Magik” dei Red Hot Chilli Peppers mi avevano colpito parecchio. Lo so, dovevano essere due, scusate! Ma mi son pure trattenuto! 

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