UrbEmoticon

“UrbEmoticon”: la fanzine di Tony Pastello vista con gli occhi e l’obiettivo di Livio Ninni. L’intervista.

Lo scorso ottobre, e più precisamente il weekend del 24 e 25, in Emilia-Romagna è tempo di appuntamenti importanti: The Unlock Book Fair. Dopo Barcellona, Berlino, Amsterdam e Colonia, il meeting internazionale sulla scena editoriale del Graffiti Writing, della Street Art e di quanto più affine atterra a Modena. Un’edizione diversa, tra ingressi contingentati e distanziamenti, che ha comunque visto la presentazione di progetti nuovi e grandi ritorni editoriali.

Tra i debutti ad Unlock c’è stato il lancio di UrbEmoticon, un progetto di Tony Pastello. Accompagnata da un testo di Pietro Rivasi – che scrive un breve storytelling con cui fruire e far fluire le immagini – la fanzine è una raccolta di alcuni scatti delle emoticon urbane – quelle che 15/20 anni fa avremmo chiamato “faccine” – disseminate da Tony Pastello nel corso degli anni nelle città italiane e non. I termini sono dunque cambiati, così come il modo di esprimerci, scriverci, forse leggerci. Il mondo è in continua trasformazione e con esso il tessuto urbano: questo è UrbEmoticon. Un piccolo viaggio di una tag figurativa che tra stupore e altri “moods” continua a sentirsi libera di rivendicare i propri spazi in città che nel rincorrere il senso di “grandezza” si costringono ad una quotidianità di permessi da chiedere e ingiustificati sensi di colpa.


UrbEmoticon

Tra le fotografie di Ada Mitica, Cities At Night, Cristina Le Noci, Luigi Berio e Michele Pasero, nella zine compaio anche scatti di Livio Ninni – fotografo e artista visuale – a cui abbiamo fatto qualche domanda per sapere di più su UrbEmoticon e sulla sua fotografia.

I tuoi lavori sono veri e propri reportage di Arte Urbana e Graffiti Writing. Cosa ti ha portato a volerli documentare? Che necessità hai sentito a riguardo?

Ho sempre avuto un’attrazione visiva verso i graffiti e le tags, fin da adolescente quando vedevo qualche compagno fare bozzetti in classe per poi riportarli sui muri dietro la scuola. Ho provato anch’io naturalmente, ma mi sono reso conto, fin da subito, di essere più portato ad osservare che a realizzare.

Uno dei fili conduttori dei tuoi scatti sono gli spazi abbandonati. Perché? È come se si percepisse una sorta di empatia urbanistica e naturalistica allo stesso tempo. Sbaglio?

È stata un’evoluzione naturale. Ho iniziato a documentare fotograficamente qualche evento di Street Art torinese quando frequentavo l’università. Volevo raccontare e mostrare, inizialmente, l’artista e la sua figura più che l’opera o il gesto.  In seguito ho realizzato dei reportage in varie città italiane, per il blog urbanlives, dove ho potuto seguire alcuni artisti in fabbriche e luoghi abbandonati documentando l’azione, raccontando il luogo, il gesto e la contestualizzazione dell’opera. Affascinato da questi luoghi decadenti e dimenticati, da un possibile racconto sulla loro mutazione nel tempo e nello spazio, nasce la mia ricerca artistica che porto avanti ormai da 4 anni e come i luoghi che rappresenta, evolve continuamente.



“Res” (“cosa”), “Residui”, “Resilienza”. Ti va dirci di più rispetto a queste tre parole chiave? Sono dei passaggi d’indagine che ricorrono sempre nei tuoi lavori? Sono un po’ la “tua ricerca” artistica?

“Residui” è il progetto chiave del mio percorso artistico. È una fanzine, è il racconto fotografico dei luoghi che visito, è la base della mia ricerca. Parla di graffiti, di arte urbana, di decadenza e degrado. È il punto di partenza per lo sviluppo delle mie opere e delle mie installazioni. “Res” e “Resilienza” per me sono parole che derivano da “Residui” e che mi portano ad indagare sulle caratteristiche dell’elemento naturale e della sua forza di resistenza e rigenerazione sull’elemento artificiale.

Insieme all’aspetto documentaristico ne troviamo un altro in cui entri totalmente a gamba tesa nella combinazione Arte Urbana-Graffiti Writing-Spazi Abbandonati. Come artista visuale realizzi sia installazioni che tele ma sempre con la stessa matrice concettuale. Come si sviluppa la tua ricerca in questo senso?

La mia ricerca deriva appunto dal mio percorso documentaristico. Lavoro con media differenti, utilizzando come tecnica primaria la fotografia. Le immagini che realizzo vengono trasferite su supporti di materiali differenti come legno, ferro e cemento, unendole ad interventi pittorici che ne modificano l’aspetto ed il messaggio. La fotografia unita alla pittura mi permette di lavorare sulla trasformazione, del luogo rappresentato, nel tempo e nello spazio. Il concetto della mutazione temporale è presente anche nelle mie installazioni, dove l’elemento naturale si lega all’elemento urbano creando un legame in cui la spontaneità della natura può trovare il suo libero spazio tra l’azione umana.

Lo scorso ottobre hai portato due numeri della tua photozine RESIDUI ad Unlock Book Fair di Modena, ma alcuni dei tuoi scatti erano anche su un’altra pubblicazione presente alla fiera: UrbEmoticon. Che cosa ritrovi di “tuo” nella fanzine di Tony Pastello e nelle sue “urban emoticon”?

Tony Pastello ha la caratteristica di riuscire a contestualizzare ogni suo intervento in modo spontaneo all’interno dello spazio urbano. Questo è sicuramente il concetto che mi lega di più al suo lavoro. Io mi sono occupato e preoccupato di documentare questo aspetto per me fondamentale. Penso di aver lavorato a questo progetto come faccio con i miei lavori, fotografando la trasformazione di un determinato luogo nel contesto urbano.


UrbEmoticon

Pietro Rivasi in UrbEmoticon scrive che i segni di Tony Pastello sono traccia di istinto e spontaneità affinché “lo spazio pubblico resti un luogo di fermento culturale e contaminazione”. Rivasi parla di arte libera. Concordi?

Si. Arte libera e spontanea sono alla base del graffiti writing. Tony Pastello ha la capacità di comunicare attraverso dei “segni” sui muri, creando un legame tra lui, la città e le persone che la vivono. Il gesto e l’azione in se rendono questa comunicazione spontanea, senza vincoli e senza regole e di conseguenza sincera e libera.

Livio Ninni e Tony Pastello: collaborazione spontanea durante i tuoi reportage o scelta di lavorare insieme per questo progetto?

Tony Pastello è stato uno dei primi artisti ad avvicinarmi all’ esplorazione di spazi abbandonati. Ho documentato molti suoi lavori seguendolo in varie occasioni. Collaboriamo spesso e spontaneamente. Sicuramente lo coinvolgerò anch’io nella pubblicazione di un numero di “Residui”.

Se volete acquistare la vostra copia di UrbEmoticon scriveteci in DM su Instragram o mandate una mail qui (specificando nell’oggetto “UrbEmoticon”)

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