‘O Tre

Il 2020 è stato un anno diverso: tremendo, interminabile, a tratti terrificante. Per alcuni, nonostante tutto, è stato l’Anno – con la “A”. è il caso di ‘O Tre, che il 16 maggio 2020 pubblica il suo primo albumNun è Niente” per Oak Music. Dopo aver firmato collaborazioni e calcato palchi dal 2007, il rapper partenopeo racconta a Ostile Magazine la genesi del suo primo lavoro.

16 maggio 2020, pieno lockdown da emergenza COVID-19. Ma per ‘O Tre non è un giorno come gli altri: esce il tuo primo disco ufficiale. Come ti sei sentito?

Lavorare durante il lockdown a “Nun è Niente” mi ha aiutato ad affrontare quel periodo così duro e inaspettato. Ha aiutato tutti noi che siamo stati coinvolti nel progetto a trasformare una devastante negatività in qualcosa di utile e bello. Fortunatamente, prima della chiusura totale, avevamo già girato il videoclip del singolo “Nun è Niente“, arricchito dalla voce di Jobba, col beat prodotto proprio da Oak Music. Il video è stato realizzato con la collaborazione del fotografo e videomaker Gaetano Massa.



Rappresenti la scena hip hop partenopea dal 2007 ma il tuo primo LP esce nel 2020. In questi anni hai avuto molti progetti attivi e collaborazioni importanti, come mai non hai fatto uscire prima un lavoro totalmente tuo?

Ho avuto tante possibilità durante questi anni, ma è solo con Oak Music che sono riuscito a realizzare un progetto ufficiale che fosse completo in tutti i suoi aspetti. Non nascondo la delusione per tutto ciò che non è riuscito a concretizzarsi in passato, ma preferisco pensare che le cose siano andate così per una ragione, che anche quel che non si è compiuto prima abbia un senso, ripensato oggi. Perciò considero “Nun è niente” la chiusura di un ciclo. Dentro ci sono anche strofe di ben 10 anni fa, che ho conservato nell’attesa di un momento “giusto”.

Con “Nun è Niente” ti presenti come artista del roster Oak Music, una nuova realtà indipendente della discografia urban (progetto nato alla fine del 2019, ndr). L’indipendenza artistica è qualcosa che si allinea con il tuo stile? Come hai vissuto questa collaborazione?

Decisamente sì, credo che mantenere la propria indipendenza artistica e umana sia alla base di ogni lavoro che voglia restare autentico. Non ho mai concepito progetti senza conservare la mia indipendenza, e quindi la mia identità. L’incontro con l’etichetta Oak Music è stato cruciale, mi ha permesso di realizzare un progetto in un clima di collaborazione e fiducia reciproca, condividendo gli stessi principi e gli stessi obiettivi.

In “Antiunderground” – EP del 2010 del progetto Annurà con Dj Kroniko – l’Intro è una parte di recitato di “Che cosa sono le nuvole” di Pier Paolo Pasolini. Metafora di una “verità” musicale o nella vita in generale? Eri alla ricerca della verità come Otello? A distanza di dieci anni, hai trovato la tua?

Antiunderground“ è stato un progetto acerbo, ma mi ha aiutato a farmi conoscere di più all’interno della scena hip-hop napoletana. Vide la luce ufficialmente nel 2010, ma in buona parte fu scritto già tre anni prima. Il mio rap era ancora molto “grezzo”, e in quel rap in piena crescita riconosco anche la persona che ero all’epoca, un ragazzo alla ricerca di verità assoluta, “una teoria del tutto”.

Di quel tempo sono rimaste la mia concezione del rap come poesia e una tendenza all’analisi introspettiva, intesa come riflessione sulla vita di tutti i giorni. A distanza di tempo, non ho trovato la “mia” verità, e ho anche smesso di cercarla. Il mio pensiero oggi si riassume fedelmente nel brano “La verità” di Artificial Kid. Il videoclip del singolo termina con una citazione di Philip K. Dick: “La realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non svanisce“.



Nella scena sei conosciuto per la fusione tra conscious rap e hardcore nei tuoi testi. Cosa ascolti? Che tipo di background hai?

Gli anni della mia infanzia sono stati, musicalmente parlando, fondamentali. La mia famiglia, inconsapevolmente, ha gettato le basi della mia “formazione musicale”. Mia nonna ascoltava i classici della canzone napoletana – la Trinità: Mario Merola, Mario Trevi e Pino Mauro. Mio padre amava le grandi voci black e i suoi preziosi nastri di James Senese. Pino Daniele, invece, scandiva il tempo che trascorrevo in casa con mia madre quando sbrigava le varie faccende domestiche.

La magia vera e propria si è compiuta con la colonna sonora di “Scugnizzi” di Nanni Loy: quelle musiche mi hanno toccato nel profondo, e qualcosa di simile è accaduto soltanto quando ascoltai per la prima volta Tupac Shakur. Da quel momento in poi, il walkman di mio padre diventò mio e lui è stato costretto a comprarne uno nuovo. Attualmente, ascolto soprattutto i classici del rap, nei quali mi riconosco da sempre. Credo che Nas rappresenti al meglio il mio precorso musicale e negli ultimi tempi, dopo la notizia della morte di MF Doom, ho avuto il bisogno di riascoltare tutta la sua discografia, come per riempire una sorte di vuoto che ha lasciato.

Knowledge” è uno dei miei pezzi preferiti nell’EP. Ha sonorità della vecchia scuola jungle molto intriganti e cupi allo stesso tempo. Ti va di raccontarci qualcosa di questo brano e più in generale della scelta delle basi per ii disco?

“Knowledge” è stato prodotto dal fonico e producer Massimo Pennino, che è stato anche componente del collettivo Dubstep Napoli. Eravamo entrambi studenti al Conservatorio “Cimarosa” di Avellino, e quelli trascorsi lì sono stati anni meravigliosi in cui ho conosciuto tanti musicisti e tecnici del suono. Riuscimmo anche a esibirci all’interno dell’evento di Elettronica Estemporanea nel 2014, portando il rap tra performance elettroniche improvvisate e mapping video, sullo stesso palco sul quale, solo pochi giorni prima, si esibì – credo anche per l’ultima volta – il grande Maestro Aldo Ciccolini con l’Orchestra del Cimarosa. L’idea alla base di “Knowledge” nacque proprio in quel periodo, in quel contesto di influenze reciproche e di creatività. Del resto, tutte le basi presenti nel disco sono prodotte dai miei colleghi del corso di laurea.

Per un periodo siamo stati una famiglia. Credo che, quando si condivide l’amore per la musica, si instauri necessariamente un legame molto forte e duraturo. Ognuno di loro mi ha insegnato ad ascoltare e mi è stato d’aiuto in tempi difficili – penso soprattutto ad amici come Gian Paolo “Mux” Fioretti e Francesco “Thoro” Iuliano. L’intero disco, poi, è dedicato alla vita e al talento di Mattia “LahyeNa” Valletta, scomparso prematuramente. “Immagine ‘e me”, la traccia da lui prodotta che chiude l’EP, descrive il sentimento del rivedere se stessi attraverso le cose e le persone a noi più care.



Nun è Niente” è fuori. E ora? Il prossimo passo? Che progetti hai?

Stiamo ultimando “Escape to Paradise“, un EP di quattro tracce i cui beat sono interamente prodotti dal rapper e beatmaker Jbone. Uscirà sempre con l’etichetta Oak Music, e sarà anticipato dal lyric video del primo singolo intitolato “Pe ffurtuna“. Il brano è scritto in collaborazione con Jbone e vedrà anche la partecipazione di Carmine D’Aniello, voce e chitarra di ‘o Rom.

Alessio, in arte Jbone, è un amico di vecchia data. Ci siamo ritrovati un anno fa e in quell’occasione nacque il singolo “Muffin e origami“. In seguito, mi ha coinvolto nel brano “Nun respiro“, un progetto ideato nel Drom Music Lab di Scampia. Il brano prende spunto da “I can’t breathe”, le ultime parole pronunciate da George Floyd prima di morire e che sono diventate lo slogan del movimento antirazzista “Black Lives Matter”. Nel frattempo è giunto al secondo episodio il format audiovisivo “Poesia dal sottosuolo” – sempre prodotto da Oak Music – che ho ideato e scritto ispirandomi alla  Slam Poetry.

Le riprese e il montaggio, invece, sono frutto del lavoro del videomaker Luigi Palumbo. Il secondo episodio, uscito nel novembre 2020, ha come protagonista Fabio Farti. L’idea alla base del format è quella di valorizzare il legame tra un testo poetico e l’ambiente nel quale nasce e dal quale trae i suoi spunti. I luoghi sono essenziali al pari dell’autore che scrive e recita i suoi testi, così come il suono ambientale, che si fonde col testo ispirando e accompagnando le parole recitate

Ascolta “Nun è Niente” qui

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