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Con Diego iría hasta el fin del mundo … pero con Maradona no daría ni un paso.

Queste parole di Fernando Signorini, ex preparatore del Pibe de Oro, esemplificano alla perfezione il dualismo dell’uomo Diego Armando Maradona. Con il ragazzo uscito da una delle cittadine più problematiche dell’area di Buenos Aires, che si è preso carico prima di una famiglia, poi di una nazione, poi di un intero popolo, potreste andare fino alla fine del mondo. Ma con la stella, la persona debole e sregolata finita nelle mani di una “blanca mujer” e divenuta succube di una delle famiglie più potenti dell’epoca, sarebbe meglio non faceste nemmeno un passo.

Il popolo di cui Diego si è preso carico, però, come ci ha insegnato un compianto professore, è un popolo d’amore, e non ha avuto problemi a perdonare il Maradona che prima ha passato le ultime stagioni da separato in casa e che poi è scappato, dopo aver compiuto gli ultimi miracoli che gli sono valsi un posto alla destra di San Gennaro, un gradino più in alto di Dio.

Un amore incondizionato, divenuto devozione. Devozione che, per il Santo, si traduce in doni, gioielli, tele, affreschi, edicole votive e santini (queste ultime due cose, in realtà, valgono anche per il nativo di Lanús), per Diego si traduce in murales e wheatpaste poster in giro per i vicoli, soprattutto quelli dei Quartieri Spagnoli tanto cari allo street artist argentino San Spiga, al secolo Santiago Spigariol, che li ha scelti come santuario in cui celebrare la religione maradoniana, diventando, così, il maggior contribuente in termine di opere realizzate. Quartieri Spagnoli che sono anche la casa di quello che probabilmente è il murales più famoso riguardante Maradona, quello realizzato nel ’90 a via Emanuele De Deo da Mario Filardi e restaurato nel 2016 da Salvatore Iodice (con un “ritocco” al viso eseguito da un altro street artist argentino, Francisco Bosoletti, che ha inoltre riprodotto la Pudicizia di Antonio Corradini proprio sul palazzo adiacente).

Amore e devozione che accomunano santo e calciatore anche in quell’aura di intoccabilità: guai a rubare il tesoro di San Gennaro, guai a crossare un’opera su D10S, con le solita eccezione che ci ha privato di un San Diego Maradona di Tvboy, ma son pur sempre rischi del mestiere nel mondo della street art.

Amore e devozione che durano e dureranno sempre, nonostante la vita da film di Diego, le sue sregolatezze, i vortici in cui continua a cadere e da cui continua a uscire. Perché la vita è una tombola, come dice Manu Chao, e se un ragazzino uscito da Villa Fiorito arriva a compiere miracoli in una parte di mondo che di miracoli ha bisogno, gli si perdonerà volentieri di non essere riuscito a sostenere il peso dell’essere diventato un padreterno.

Feliz cumple, Diego.

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    Esemplare maschio adulto comparso nella macchia mediterranea sul finire del XX secolo. Contraddistinto da una spiccata mancanza di qualsivoglia talento, è naturalmente attratto da muri colorati, palloni tirati in un canestro e sonorità dell'America settentrionale. Ha un folto piumaggio, si nutre a ogni ora ed è ostile verso tutti i suoi simili.

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