BUDAPEST
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Top10 di una vacanza in solitaria in una delle città più eleganti d’Europa

Sembra quasi una strofa di N.Y. State of Mind Pt.II, in cui il caro Nasir Jones fa la conta al rovescio degli amici che gli rimangono. Nel mio caso si tratta dei compagni di viaggio in giro per l’Europa: da che ne eravamo quattro a Manchester, si passa ai due di Berlino, per finire al Peppino solitario della meta trattata in queste righe. Un dimezzamento progressivo che mi porterà a mandare oltre i confini italici, la prossima volta, solo la parte superiore del mio corpo (quella dalla cintola in giù, anticipo le vostre squallide battute, è ormai inutile). Certo, nel caso del rapper di Queensbridge si trattava di amici morti ammazzati o finiti al gabbio, nel mio, di perocchiosi che non cacciano una lira, ma non stiamo qui a disquisire di impercettibili differenze.

Meta trattata in queste righe, dicevamo. Come si può evincere dal titolo argutissimo, si tratta di Budapest, anche nota come la Parigi dell’Est, grazie alla sua eleganza. Valesse la proprietà transitiva sui nomignoli affibbiati alle città, si potrebbe dire che “se Budapest tenesse lu mer’, sarebbe ‘na piccola Bare dell’Est”. Città che ha sempre esercitato sul sottoscritto un certo magnetismo, ma di cui conoscevo poco e niente, tanto da arrivare a un giorno dalla partenza senza uno straccio di programmazione e con la guida della Lonely Planet che fino ad allora aveva svolto alla grande il ruolo da acchiappapolvere. Tuttavia, il richiamo era troppo forte e il viaggio non si poteva più rimandare. Sapevo, in fondo, che mi stavo perdendo qualcosa di grande e, come al solito, avevo ragione.

Per una volta vesto i panni del leggendario David Letterman e, quindi, “Ladies and Gentlemen, here’s tonight’s Top10 List” del mio viaggio a Budapest.

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    10. Citadella

Budapest

Partiamo quasi dalla fine, avendola visitata il pomeriggio dell’ultimo giorno pre-ritorno.  Trattasi di una fortezza in cima alla Collina Gellért, punto più alto della città raggiunto rigorosamente a piedi al culmine del mio slancio autodistruttivo, che mi ha portato a macinare, in due giorni e mezzo di permanenza, qualcosa come 274km a piedi (attenzione: i dati potrebbero essere alterati dalla fantasia dell’autore).

Passeggiata nel verde, vista mozzafiato, chimney cake gusto cocco, birozza steso sul prato. Tradotto: alla faccia di chi ci vuole male.

    9. Street Art

Budapest

Fa un po’ strano per me, malato di street art, metterla così in basso in una classifica delle cose che più mi sono piaciute di una città. Mi aspettavo una maggiore produzione e soprattutto più variegata, infatti ho visto praticamente solo muri legali, ma c’è da dire che la città è così perfetta, così ben tenuta, che in centro città è veramente complicato trovarne. In ogni caso, i muri trovati in giro per il quartiere ebraico sono veramente spettacolari.

 

    8. Labirinto del Castello di Buda

Quante volte, guardando un film horror, abbiamo insultato i personaggi che andavano a invischiarsi in situazioni palesemente pericolose, imbecilli patentati che, con serial killer cannibali a piede libero, vanno a farsi scampagnate in piena notte allontanandosi dagli amici, senza armi, senza telefoni, ubriachi, con condizioni climatiche problematiche e chi più ne ha più ne metta.

Ecco, nel bel mezzo del labirinto del Castello di Buda mi sono accorto di essere uno di quegli imbecilli. C’erano tutti i presupposti per finire scannato e impagliato affianco agli altri pupazzi vestiti in stile ‘700 che popolavano i sotterranei: l’impiegato all’ingresso menefreghista e antipatico (che nelle classiche sceneggiature horror farebbe una brutta fine anche lui, pagando la sua inettitudine), la musica classica, i pupazzi, busti di gente morta secoli fa, fitta nebbia, solitudine e cape di morto impalate. Mi sono tranquillizzato solo quando, sbucando più volte dietro la stessa coppia di turisti inglesi, ho capito che probabilmente ero io il serial killer di cui gli altri dovevano aver paura.

    7. Gozsdu Udvar

Prima sera a Budapest, mi sento bello carico e quindi decido di farmi un bel giro a piedi andando verso il Danubio. “Verso” non è proprio esatto, in realtà, perché dopo un bel po’ mi rendo conto di aver imboccato una via parallela al fiume, e tutti noi conosciamo quella triste storia delle due rette che si amavano tanto ma che non s’incontrarono mai in quanto parallele. Poco male, sono ancora carico e una passeggiata è l’ideale per familiarizzare con la città, tuttavia la fame comincia a farsi sentire e decido di risalire il fiume per andare a un ristorante che avevo adocchiato su un blog e su TripAdvisor. Altro intoppo: arrivo lì dopo mezz’ora di cammino e trovo tutto pieno. Va bene, penso tra me e me, ci tornerò una delle prossime sere (spoiler: non succederà), andiamo in un altro posto scovato tramite le stesse fonti. Ehm, no, arrivo lì fuori e scopro che il posto non esiste più. Non ci scoraggiamo, ci riproviamo con un terzo ristor...manco p’a capa, rispedito al mittente anche qui, cucina chiusa. Sono ormai passate le 22 e non siamo a Napoli, le speranze di strappare un punto in trasferta sono ridotte al lumicino quando arriva la botta di culo: mi ritrovo all’ingresso di Gozsdu Udvar, una galleria commerciale piena di vita, ristorantini e bar. Mi siedo al Gazsdu Bistro, faccio conoscenza col gulash e buonanotte ai suonatori.

    6. Librerie antiquarie

Prendete una mattinata in giro per la Pest meridionale, il sole alto nel cielo ma con un bel freschetto autunnale, siete appena stati al mercato di Rákóczi, scesi per Bródy Sándor passando davanti alla sede della radio ungherese (dove sono successe due o tre cose, 63 anni fa) e alla Brody House, sbucando, infine, davanti al Museo Nazionale. Qui, su Múzeum körút (‘a via annanz ‘o museo), ecco brulicare una miriade di librerie, piene zeppe di stampe vintage, poster, mappe, mappamondi, libri antichi e non, con quell’odore di saggezza e solitudine che non sai mai se è sprigionato dai libri o dai commessi. Unico contro: se non conosci il magiaro puoi giusto guardare. Per il resto, atmosfera così speciale che si corre il rischio di trasformarsi in un’universitaria sognante che guarda una commedia hipster-romantica.

    5. Bagni Gellért

Costume e infradito sono state le ultime cose messe in valigia, giusto per scrupolo, per far capire quanto fossi convinto di fare questa tappa in un viaggio di soli due giorni e mezzo. E invece, un po’ perché mi erano state consigliate a più riprese, un po’ perché, dopo i 293km a piedi (ripeto: non darei per oro colato i dati forniti dall’autore), pure io meritavo un po’ di relax, alla fine ho ceduto alla tentazione e sono andato alle terme. Ai Bagni Gellért per la precisione, un palazzo fighissimo in stile art nouveau con piscine al coperto e all’esterno. Causa la pessima tattica di buttarmi direttamente nelle piscine di 36 e 40 gradi, aumentando leggerissimamente la sensibilità al freddo, a quella esterna non mi sono proprio accostato, ma la bellezza e la tranquillità del posto hanno ampiamente ripagato la scelta, nonostante qualche bestemmia qua e là alle coppiette che passavano il tempo a farsi foto.

    4. Galleria Nazionale Ungherese

Serendipità. Entri in un edificio maestoso credendo che sia il Palazzo Reale (sempre perché ero partito non sapendo un bel niente di quello che avrei visto), ti ritrovi nella Galleria Nazionale Ungherese e finisci per passarci metà del tuo primo giorno in città. Mostra temporanea sul Surrealismo (non la mia corrente artistica preferita, manco la seconda e la terza, ma molto ben fatta) con opere originali di De Chirico, Dalì, Mirò, Magritte e tutti i maggiori interpreti, museo organizzato benissimo e mostra permanente che copre diverse epoche dell’arte ungherese, tra cui spicca il XX secolo con opere cubiste ed espressioniste che obiettivamente spaccano i culi.

    3. Nagy Vásárcsarnok

Nient’altro che il mercato centrale. Però che mercato centrale. Una struttura enorme al cui interno è praticamente racchiusa una cittadella che si sviluppa su due piani, con qualsiasi tipo di negozietti e bancarelle. Vi si può fare la spesa per la famiglia, prendere souvenir, comprare vestiti, mangiare piatti tipici. A tal proposito, il piano superiore è praticamente adibito a festival dello street food, una tortura per chi arriva in loco in tarda mattinata ed è abituato agli orari terroni, ma che non fa poi tante cerimonie ad anticiparsi un pochino. Tra un boccone e l’altro non poteva mancare il vecchietto che si siede di fronte a me e comincia a parlarmi in rumeno (veniva dalla Transilvania, l’amico, unica cosa che ho capito), solo dopo una mezz’oretta sono riuscito a intuire che voleva qualche fiorino.

    2. Collina del Castello

Si è già parlato del Labirinto e della Galleria Nazionale, la cosa che li accomuna è che entrambi sono situati sulla Collina del Castello, un altopiano pieno zeppo delle maggiori attrazioni turistiche della città. Come per la Citadella, le viste sulla città, in particolar modo sul Danubio e il Parlamento neogotico, varrebbero da sole il prezzo del viaggio. Da bravo Napoletano, per salire in cima prendo la funicolare (Sikló), unico mezzo di trasporto pubblico preso in tutta la vacanza (non so se ho già accennato i 351km che ho fatto a piedi), e qui trovo, oltre ai già citati Labirinto e Galleria Nazionale, Palazzo Reale, Fontana di Mattia, Chiesa di Mattia e Bastione dei Pescatori. Gli stormi di turisti che si fanno le foto col panorama alle spalle rendono la visita alla Collina una sorta di manche di Giochi Senza Frontiere, in cui il primo che arriva al Bastione porta punti al proprio Paese e, soprattutto, fa schiattare il fegato a chi è costretto ad aspettarlo mentre completa il photoshoot facendosi immortalare in tutte le pose conosciute dall’essere umano. Contestualmente, il concertino di piano e violino che si tiene poco distante contribuisce alla solita squisita atmosfera.

    1. Ruin Pub

Un’idea talmente semplice e intelligente che a noi fa veramente schifo adottarla. Si prende un vecchio spazio fatiscente, in disuso (case, fabbriche, giardini, ecc.), lo si arricchisce con un po’ di arte urbana e lo si rende uno dei posti più fighi della città. Due sere su tre le ho passate nei ruin pub, conoscendone due concetti diversi. Prima sera passata nelle segrete di una serie di ruin pub tutti collegati tra loro: Instant, Robot, Fogas, Frame, Pizza&Beer e qualcun altro che sicuro dimentico, ognuno con il proprio bar, la propria musica, il proprio arredamento, ma una volta entrato in uno di questi, potete passare agli altri senza mai tornare in strada, tramite corridoi e scalette che li rendono tutti parte di un unico mega complesso. La seconda sera è stata dedicata allo Szimpla Kert, forse il più rinomato dei ruin pub, un posto talmente particolare per i nostri standard che è difficile anche spiegare cos’è. Si entra e non si capisce se è un giardino o una sorta di galleria commerciale, si incontrano subito un paio di botteghe di merchandising, poi i bar, poi delle salette con soli tavolini e poltroncine, poi altri bar in un giardino. E non finisce qui, perché si sale e si trovano altre salette col proprio tipo di musica, altri bar, altre camere che sembrano quasi circoletti della briscola. Insomma, un luogo del genere a Napoli e posso tranquillamente passarci ogni sera della mia settimana.

 


Era la prima volta che viaggiavo da solo e non sapevo cosa aspettarmi, non sapevo se mi sarei divertito e se mi sarei riuscito a organizzare in una città a me sconosciuta. Beh, esperimento riuscito alla grande, tutti dovrebbero viaggiare da soli almeno una volta nella propria vita. Quanto alla città, mi aspettavo che Budapest fosse bella, ma così? Mi ha letteralmente stregato, tanto da considerarla una delle più belle finora visitate, nonostante la consapevolezza di aver visto comunque poco in pochi giorni. E quindi, ci rivedremo presto, cara piccola Bari dell’Est.

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    Esemplare maschio adulto comparso nella macchia mediterranea sul finire del XX secolo. Contraddistinto da una spiccata mancanza di qualsivoglia talento, è naturalmente attratto da muri colorati, palloni tirati in un canestro e sonorità dell'America settentrionale. Ha un folto piumaggio, si nutre a ogni ora ed è ostile verso tutti i suoi simili.

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