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 Oggi gli artisti innovativi nella scena hiphop/pop, si possono contare sulle dita di una mano. Entra Rasmo , al secolo Federico Pastori, giovane cantautore e artista nato e cresciuto a Roma. Abbiamo incontrato Rasmo per parlare dei suoi successi e della sua scalata verso la vetta.

Ciao Rasmo! Ti ringraziamo per la disponibilità a quest’intervista. Per cominciare raccontaci un po’ di te. Come ti sei avvicinato alla musica?

Ciao Sebastiano, grazie a te, in primis. Rasmo nasce dopo che Federico già era immerso nel mondo della musica da tempo. Ho iniziato a suonare a 5 anni il pianoforte e ho studiato  per parecchio tempo musica classica (più di 10 anni). Sul palco con una band per la prima volta ci sono finito a 14, un progetto indie rock che avevo con dei cari amici, ma da tastierista. Iniziai ad avvicinarmi al rap proprio in questa età, entrandoci sempre più dentro, sia nella cultura hip hop sia nel concreto della musica. Mi sono dato molto da fare e da qualche anno ho trovato il mio equilibrio tra rime, note e contenuti. Mi definisco un “rappautore”, giocando e sintetizzando un po’ la mia essenza. Faccio rap, ma anche canzoni. Canto e parlo veloce, ma soprattutto suoniamo !

Quali sono gli artisti della scena di oggi che stimi di più e quelli ti ispirano?

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Diciamo che in giro c’è tanta schifezza Seb, ma anche tanta bella roba. Se dovessi dirti chi stimo di più artisticamente nella scena attuale, dovrei partire da un presupposto; chi se lo merita? Non sono sicuramente io a deciderlo, ma nel mio piccolo so a chi devo qualcosa e a chi no. Come ti ho detto prima, la mia musica deriva da un insieme di influenze, che non da subito vedevano il rap al centro. Quindi posso sicuramente dirti che il primo ad avermi fatto avvicinare col sorriso a questo genere è stato Caparezza. In lui e nella sua musica (soprattutto nei testi) vidi qualcosa di geniale, di assurdo! Dopo di lui si sono susseguite le tappe fisse che un rapper cadetto deve fare, perlomeno a Roma; oltre a Tupac, Biggie ed Eminem arrivarono Neffa, Noyz e Truceklan, FabriFibra, Il Colle Del Fomento (un inchino speciale a loro) Gente di borgata, Salmo e Coez. Forse sono gli ultimi due quelli da cui ho tratto più linfa vitale, da cui ho imparato di più. Mi hanno sicuramente insegnato ad ascoltare, ma anche a dire la mia nella maniera che preferisco, ma soprattutto a persistere! Devo molto a loro … spero di potergli stringere la mano un giorno.

 Sappiamo che oggi come oggi, non neccessariamente servono contenuti per produrre una ‘hit’. Quanto di ‘te’ metti nelle tue canzoni?

Sono d’accordo, non servono per forza. Sicuramente i contenuti possono essere di vario tipo, c’è chi si riesce a esprimere solamente con le note, ad esempio. Ma se si usano le parole, se hai scelto di usare le parole, credo che tu voglia dire qualcosa. Questo si può esprimere in diverse maniere e non punto il dito contro nessuno, soprattutto su chi lo fa in maniera differente, ma credo che sia facile capire, d’altro canto, chi con le parole voglia davvero dirci un segreto o anche  la più grande banalità, rispetto a chi delle parole fa tutt’altro uso in un testo di un brano. Personalmente amo le parole e le tratto un po’ come fossero mie care. Mi aiutano a disegnare immagini nella musica, fotografie, momenti, persone e sensazioni. Basta usare quella giusta per te. Per concludere, in ogni testo  ci sono io, in mille forme e ricordi, ma parlo di me .

Come descriveresti l’attuale panorama musicale italiano? Più specificamente nel tuo ambito?

La scena è colma di bravi artisti, pieni di carattere, liberi di sperimentare. Ogni anno se ne aggiungono altri all’albo. Oggi come oggi c’è un dinamismo artistico e un business dietro la musica che fino a pochi anni fa sembrava un miraggio. C’era un modo diverso di fare le cose; non dico sia meglio o peggio ora, forse meglio, ma sicuramente non è più quel sogno cosi lontano che poteva sembrare prima dire “voglio fare il cantante”. Voglio essere una cazzo di rockstar e ci divento perché la mia musica spacca. Oggi hai modo di farti sentire anche da solo! Sono ottimista. 

 Ho avuto occasione di ascoltare le tue canzoni su Spotify, e devo dire che ‘Aria Di Guerra’ è quella che mi ha colpito di più. Poi spiegarci il significato di questa canzone?

Sono contento Seb, perché tra quelle che per ora ho fatto uscire è quella a cui voglio più bene . È stata una delle poche canzoni (testi più precisamente) che ha preso forma più lentamente; di solito quando inizio a scrivere qualcosa di nuovo il processo è abbastanza veloce e impetuoso, direi deciso. Inizio e finisco, quasi sempre al massimo dò una ritoccata il giorno dopo. Lei, Aria di Guerra, è una raccolta di sensazioni  e pensieri banali. Una raccolta di qualcosa che mi sto dicendo da solo e che ascolto, prendendone coscienza. Un ragazzo che si rende conto che dovrà lottare per avere quello che vuole, per mantenere le sue promesse e che è pronto a farlo, con serenità ma anche decisione . “Ci sta un tempo di merda, ma nel cuore c’è il sole, troppe cose in agenda insieme a troppe persone, ci sta aria di guerra, si respira tensione, non si sente la smella, solo persone nervose. “Il mondo va cosi (“quando capisci che il mondo ha due forme”). Si sorride e si piange.

Dopo I tuoi singoli, che hanno riscosso un successo non da poco nel panorama underground, cosa ha in serbo per noi Rasmo? Hai altri progetti futuri in mente?

Caro Seb,  lo sai bene che nel nostro mondo è difficile riuscire a stare fermi, direi impossibile se non per prendere una boccata d’aria necessaria, almeno per quel che mi riguarda. Posso dirti che lo studio è la mia seconda casa ormai, e che ho parecchia musica nuova e pronta, ma non posso dirti altro! Vorrei comunque dirti che come ben sai le cose non si fanno da soli e devo moltissimo al mio team. In particolare al mio producer Delta e al mio chitarrista preferito, Giulio Zarroli.

Tenetevi forte comunque!

Grazie Rasmo! E ti auguriamo tutto il meglio per il tuo futuro e la tua carriera! 

Sebastiano (Kali501) Alessandroni

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  • Sebastiano

    Sebastiano Alessandroni, artista hiphop americano (grazie alla sua doppia nazionalita), scrittore critico della scena musicale mondiale e un grande amante della cultura underground in tutte le sue sfaccettature. Nel 2019, si iscrive alla London School of Journalism per studiare giornalismo musicale dopo aver studiato per tre anni preso la Loughborough University nel Regno Unito. Un ragazzo alla ricerca di un propio spazio ed un propria nicchia nel mondo della musica. Qualche volta scriverà delle cose che faranno scalpore ma certe volte riuscirete (con difficolta) a digerire quello che scrive.

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