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demetrio di grado
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Solitamente nel mese di settembre gli ostili – quelli ricchi come noi, s’intende – tornano in città a battere le strade urbane. Avete presente quelle sporche e desolate, caratterizzate da quegli angoli “sgarrupati” e da quella luce giallastra? Siamo tornati proprio lì, dove nasce la nostra passione per il racconto dell’arte urbana e muore la nostra voglia di vivere di tutt’altro.

Esiste, proprio per questo motivo, un periodo dell’anno che spinge gli ostili – quelli ricchi, mi ripeto – oltre le “mura” della propria quotidianità: la stagione estiva. Così come succede per molte specie animali, siamo invitati dalla calura a raggiungere luoghi esotici, magari in cerca di amori per poter sfamare i nostri istinti sessuali, o per mangiare, bere e drogarci fino a morire.

Ebbene, ci siamo spinti oltre lo stretto questa volta, con il chiaro intento di fare fuori metà del patrimonio culinario siculo e con la voglia di passare ore ed ore di relax in giro per posti mai visti prima. 

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In 11 giorni, 7 tappe e oltre 1000 km percorsi in auto ce ne sarebbero di cose da raccontare, ma vorremmo raccontarvene una in particolare: l’opera di Demetrio di Grado sull’isola di Lipari. 

Il progetto si chiama Porte d’Artista e risale a luglio del 2018. Lo scopo è quello di restituire vita a luoghi abbandonati attraverso l’interessante utilizzo che Di Grado fa della pop-art in collaborazione con il curatore della mostra, Michele Bellamy Postiglione.

Il risultato è stato davvero notevole: mutuando alcuni elementi cari alla pop-art, Di Grado ha decorato porte, portoni, piccoli usci e travi di legno utilizzate per sbarrare il passaggio in edifici abbandonati con le fotografie di personaggi iconici e non dell’isola di Lipari. Il senso di ogni opera, tuttavia, non sta esclusivamente in questo piccolo e potente mezzo del restituire la vita attraverso il racconto della vita stessa, ma in un elemento che ritroviamo in tutte le opere in questione: sono gli occhi dei soggetti a parlare. 

Letteralmente, sono parole quelle che coprono gli occhi dei volti scelti da Di Grado, che ci raccontano una Lipari meno turistica e più isolana, con i suoi personaggi, le sue icone e i suoi idoli. 

Mi viene in mente Sarino Centorrino, isolano calciatore e allenatore del C.S. Lipari, che ha passato la sua vita tra sport e attivismo politico, dentro e fuori le aule istituzionali, e molto vicino alla causa della Pumex, l’azienda produttrice di pomice che, fino al fallimento del 2007, ha sfamato tante famiglie liparote. 

Questo però è solo uno dei tanti volti che Demetrio Di Grado utilizza per raccontare la vita sociale e privata dell’isola che, malgrado il turismo sempre accolto di buon grado e con garbo, vive e ha vissuto anche di altro: gioie, dolori, vittorie e sconfitte. Questo in quattro ore ci ha raccontato Lipari, questo in poco più di 3000 battute volevamo raccontarvi noi, anche attraverso qualche foto che siamo riusciti a scattare lì sul posto. 

Buona visione!

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  • Jeronimo

    Jeronimo, data e luoghi di nascita sconosciuti, napoletano d'adozione. Le sue principali fonti di ispirazione sono l'irriverente sincerità delle canzoni di Nino D'Angelo, gli imbattibili beat di J-Dilla e la smodata passione di cui sono pregni i romanzi rosa degli scrittori esordienti. Approda in Ostile a seguito del suo naufragio nell'oceano della scrittura. Ama definirsi "Un Ostile senza stile", la sua poetica è caratterizzata dal sapore forte dell'ignoranza e dagli opachi colori retrò, con finali note fruttate di "vino acìto".

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