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Ogni viaggio lascia un segno, ma Christiania mi ha lasciato nel cuore un signore afghano, che, oltre a conoscere perfettamente l’italiano, conosceva Potenza!

Le fredde città del nord Europa non mi hanno mai affascinato, sono finite sempre in fondo nella mia infinita lista dei viaggi da fare. Ironia della sorte però, la mia ultima destinazione è stata Copenaghen, per la precisione Christiania.

Tutto ha avuto inizio una una sera durante la quale io ed Alf, con una birra in una mano e la carta di credito nell’altra, abbiamo deciso di partire alla scoperta di Praga di lì a pochi giorni. Tuttavia, come nei migliori film mossi dal caso, senza sapere come e senza alcun motivo apparente, abbiamo cambiato itinerario, decidendo di dirigerci alla volta di Copenaghen. Un attimo dopo stavamo già superando i check-in di Linate per imbarcarci sull’aereo che ci avrebbe trasportato in terra vichinga.

Atterrati in Danimarca veniamo prima colti da un’inaspettata temperatura di 30 (TRENTA!) gradi e successivamente da una serie di difficoltà logistiche, a seguito delle quali – stentiamo ancora a crederci – abbiamo capito come raggiungere il centro e, dunque, il B&B che ci avrebbe ospitati durante il nostro soggiorno e che, come spesso accade a me ed Alf durante le nostre gite fuori porta, non era esattamente semplice da raggiungere!

Una volta lì, dopo una breve pausa relax post-viaggio, è iniziato il giro di perlustrazione nei quartieri vicini per iniziare “assaporare” il mood danese.

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Christiania

Ciò che ci ha spinti ad andare a Copenaghen, tuttavia, non è stata la smodata e incontrollabile passione per i paesi nordici e i cetrioli. Fin dagli albori del nostro viaggio, l’obiettivo è sempre stato quello di visitare Christiania.

Christiania è un quartiere anarchico nato alla fine degli anni ’70 da un gruppo di hippie e squatter danesi decisi ad occupare questi spazi “dimenticati” per dare vita ad un’eccezionale esperienza comunitaria. Lo “stato libero” oggi conta un migliaio di abitanti ma ogni anno ospita oltre un milione di turisti tra curiosi, artisti, film-maker e musicisti che ne hanno tratto ispirazione per le loro opere.

Fin da subito siamo rimasti affascinati da questo stranissimo quartiere, che sembra essere rimasto congelato negli anni in cui vide i suoi natali, in quelle storie che, anche se non ci appartengono, sentiamo nostre e riconosciamo grazie alle parole e ai racconti di terzi. 

Il primo stabile che abbiamo deciso di visitare è occupato totalmente da una bowl per skatare. Una volta dentro, nonostante i numerosi divieti, scegliamo di fermarci per un po’ e scattare qualche foto. 

set di foto

Ma la vera attrazione del quartiere ci si è parata dinanzi solo una volta addentrati nel cuore del quartiere dove, tra murales meravigliosi e artisti di strada, ci si può imbattere in una fiorente attività di vendita di droghe leggere.

Christiania

Siamo rimasti imbambolati davanti ad uno scenario che è ben lontano dalla quotidianità dei mercati rionali: davanti a noi non c’era una bancarella di frutta e verdura, ma una varietà di prodotti che difficilmente vedremo nei prossimi anni in Italia, e ancor più difficilmente esposti su una bancarella del mercato rionale di Fauchè, a Milano.

Consapevoli che non sarebbe ricapitato a breve di poter comprare marijuana direttamente da una bancarella su suolo pubblico, decidiamo di fare il nostro acquisto e riprendere la nostra visita per il villaggio, perlustrandone ogni angolo, catturandone ogni aspetto, prima che le droghe potessero fare irrimediabilmente effetto.

Christiania

Ogni viaggio lascia un segno (io e Alf ci abbiamo lasciato anche qualche neurone) ma Christiania mi ha lasciato nel cuore un episodio: la conoscenza fatta con un uomo afghano, che, oltre a conoscere perfettamente l’italiano, conosceva anche Potenza. Città capoluogo della mia terra d’origine, e da Lucano devo ammettere che è stato davvero emozionante – oltre che motivo d’orgoglio – sapere che qualcuno, dall’altro lato dell’Europa sa della mia gente e in qualche modo anche di me. . 

Inutile che mi sforzi a raccontarvi la fine della nostra permanenza, dato che ne abbiamo solo ricordi vaghi quanto quelli dell’intera vacanza.

Però, per chi non vi fosse stato, il nostro invito è quello di andare a Copenaghen, anche solo per perdersi un giorno a Christiania, la “città” nata libera, dove non mancano il buon senso e il rispetto, e dove tutti hanno il diritto di sentirsi liberi.

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