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GODS OF RAP
Tempo di lettura 5 minuti

Napoli. 19 MAGGIO. UN ARTICOLO. UN FOUNDER DI UNA MAGAZINE CHE TI DA’ IN TESTA PER UNO DEI PEZZI PIÙ ATTESI – dalla redazione, s’intende – NELLA STORIA DI OSTILE. 

Facciamo un piccolo passo indietro…

Era il 19 maggio quando vi lasciammo in balia di troppe domande.

https://www.ostilemagazine.com/2019/05/19/gods-of-rap-an-experience-part-1/

Cosa ne è stato dei quattro forestieri? La gastrite li ha sterminati tutti nel sonno? 

Dobbiamo  dirlo, è passato del tempo perché a volte la vita ci riserva strani fatti. Dietro ogni angolo si cela il cambiamento, che piomba addosso a noi e alle nostre vite insoddisfatte come se fosse una bestia in agguato. Non voglio nascondermi, è successo e sono chiamato a cospargermi, davanti i pochi occhi dei miei pochi lettori appassionati, il capo di cenere. 

Vi ho fatti attendere per un motivo: l’ora del riposino con la quale vi avevo lasciati è durata davvero tanto. 

Ci siamo risvegliati all’interno della nostra camera, dal primo piano si sentivano le anatre starnazzare dai canali navigabili del fiume Orwell unitamente al vociare di un gruppo di ragazzi che alle 16.00 avevano, in tutta probabilità, raggiunto livelli di lucidità simili a quelli di Umberto Smaila durante una qualsiasi serata al Billionaire degli anni ‘80. 

Erano circa le 17.00 quando abbiamo lasciato l’ostello. Da lì all’Arena ci sono voluti circa 20 minuti a piedi e un quarto d’ora di fila prima di riuscire a respirare il profumo di quell’atmosfera elettrizzante che caratterizza i concerti. 

Entriamo prima io e Giuigiui, superati i controlli decidiamo – come conviene a chi lota* lo è per davvero – di dirigerci verso l’interno della struttura, dove campeggiavano gli stand dedicati al merchandising. Li ignoriamo, l’arte è fatta per l’arte, e la nostra acuita sensibilità politica ci costringe a non alimentare i feticci che quest’ultima produce… 

…E poi una sacca con la scritta “DJ Premier” andava ben oltre le nostre aspettative economiche.

Una volta mappato il territorio e memorizzati i venditori di cibo e alcool, decidiamo di dirigerci nuovamente verso l’esterno, dove Deio’ e Peso avevano appena superato una folla inferocita di donne e cani antidroga. 

Finalmente, dunque, entriamo. 

 Al momento dell’ingresso non c’era la marea di gente che pensavamo, anzi, è stato deludente per certi versi assistere all’apertura di Dj Premier con così poche persone, nonostante alla suonata età di 53 anni possiede ancora la stessa verve che lo ha visto salire alla ribalta negli 80’s. 

Appurato che quello che stavamo vivendo non era un sogno, abbiamo deciso di dare inizio alla discesa definitiva negli inferi con una pinta da 0,50 annacquata e dal gusto deciso – in pratica con il requisito proprio che ogni birra che si rispetti deve necessariamente possedere: adda lassa’ o cess mmocc**.  

E’ stato proprio a cavallo del passaggio di staffetta con i De La Soul che in qualche modo le persone hanno cominciato ad affluire in maniera sempre più massiccia. In effetti il Gods Of Rap è un evento che sembra pensato apposta per rievocare l’idea di un’ascesa che potesse esplodere con i “padrini” dell’evento. 

La scaletta ha infatti visto man mano il pubblico letteralmente moltiplicarsi. Cercherò di riepilogare brevemente: DJ Premier, De La Soul, DJ Premier vol. 2, Public Enemy, DJ Premier vol.3, WU-TANG-KLAN – per i quali la pesante assenza di method man si è fatta certo sentire, ma senza snaturare eccessivamente la natura del gruppo, lasciando di fatto “lo spogliatoio” intatto. 

La cosa sorprendente nel vedere così tante persone per chi, come noi, è nato e cresciuto proprio negli anni in cui quei gruppi si affermavano sulla scena, è stata vedere la variegata età dei partecipanti. Ci sarebbero potuti essere anche i nostri genitori tra il pubblico. 

Video da vedere a LOOP

Naturalmente, la folla ha portato con sé anche persone un po’ sopra le righe, come la ragazza che ha deciso di togliersi le Stan Smith e devastare la nostra, la sua e almeno altre tre o quattro file con il suo tanfo di Camembert. Oppure come i due personaggi che erano con lei, che sono stati brutalmente piantati in asso a fine serata per chissà cosa, o chi. Oppure, ancora, il sottoscritto, che troppo spossato ha iniziato a tentare di toccare le persone delle altre file senza che queste se ne accorgessero. 

E’ attraverso questo confronto generazionale e in qualche modo antropologico che ho compreso cosa unisce e cosa divide noi e la generazione precedente: rispettivamente, la voglia di cambiamento e l’alcoolismo. 

GODS OF RAP

E’ stata proprio la seconda, quella che traccia il confine invalicabile fra ciò che è accettabile e ciò che è inaccettabile, a convincere Giuigiui a fare secondo, terzo e un quarto giro di deliziosa birra pisciata, che ci ha trasportati attraverso i brani storici degli dei del rap. 

A concerto finito non è restata che una cosa da fare, la sola che un italiano all’estero possa concepire con i tempi che corrono: farsi portare indietro da Uber e ordinare all’una di notte tre menu grandi al Mc Donald’s attraverso UberEat, già proiettati al rientro e alle nostre vite, con la fibrillazione del giorno che verrà e di quel lunedì, che come tutti gli altri lunedì, ci aspettava di soppiatto dietro l’angolo, a ricordarci che infondo siamo solo turisti italiani in pausa dalla propria vita insoddisfatta, ma mai dai vizi che la caratterizzano. 


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  • Jeronimo

    Jeronimo, data e luoghi di nascita sconosciuti, napoletano d'adozione. Le sue principali fonti di ispirazione sono l'irriverente sincerità delle canzoni di Nino D'Angelo, gli imbattibili beat di J-Dilla e la smodata passione di cui sono pregni i romanzi rosa degli scrittori esordienti. Approda in Ostile a seguito del suo naufragio nell'oceano della scrittura. Ama definirsi "Un Ostile senza stile", la sua poetica è caratterizzata dal sapore forte dell'ignoranza e dagli opachi colori retrò, con finali note fruttate di "vino acìto".

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