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Liu Bolin
Tempo di lettura 2 minuti

Se considerarlo street artist è un paragone troppo azzardato, a Liu Bolin calza perfettamente l’essere performer.

L’artista è in mostra al MUDEC PHOTO con “Visible Invisible” dal 15 maggio al 15 settembre -: circa cinquanta opere dell’artista, alcune inedite come quella creata appositamente per il MUDEC che ha come sfondo i pezzi iconici della sua collezione permanente ed è immagine guida dell’intero progetto. 

Classe 1973, Liu Bolin è un artista cinese originario di Shandong, una piccola provincia costiera nella regione più orientale della Repubblica popolare cinese. Si forma a Pechino dove vive e lavora.

Cresce nel pieno dei primi 90’s, quelli in cui la Cina rinasce dalla Rivoluzione Culturale di Mao Zedong. Il rapido sviluppo economico e la (precaria) stabilità politica incidono profondamente sulla vita di tutti: la Cina è in piena fase di cambiamento, un cambiamento a cui tutti vogliono partecipare. Non importa perdere se stessi. Il giovane Liu osserva, annusa la strada, le persone con cui vive.

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Bolin risponde a questo “cambiamento” diventandone l’artista invisibile: performance in cui, grazie al body painting, il suo corpo si mimetizza pienamente con lo sfondo.

Liu Bolin – Future, 2015
Courtesy: Boxart, Verona

Luoghi emblematici, problematiche sociali, identità culturali note e segrete: Liu Bolin fa sua la poetica del nascondersi per diventare cosa tra le cose, per denunciare che tutti i luoghi, tutti gli oggetti, anche i più piccoli, hanno un’anima che li caratterizza e in cui mimetizzarsi. Svanire, identificarsi nel Tutto: una filosofia figlia dell’Oriente, ma che ha conquistato il mondo
intero, soprattutto quello occidentale. Bolin è estremamente legato alla storia, quella del suo popolo e alle sue conseguenze. 

Liu Bolin – Suojia Village, 2005
Courtesy: Boxart, Verona

Contraddizioni tra passato e presente, tra il potere esercitato e quello subito: è la lettura opposta e complementare della natura delle cose, documentata dalle immagini di Liu Bolin. Denuncia? Riflessione critica? Contestazione politica e sociale? Le sue fotografie hanno diversi livelli di lettura, oltre l’immediatezza espressiva.

Un processo creativo studiato, estremamente studiato. Dietro lo scatto ci sono installazione, pittura, performance: un processo di realizzazione che dura anche giorni, a dimostrazione di come oggi la fotografia – in certi casi – possa essere considerata come arte contemporanea. Pensiero discutibile, certo, ma che fa uscire di testa un sacco di gente.

Non abbiate “paura” di visitare la sua mostra. Credo che il miglior modo per godere delle sue immagini sia andarci semplicemente da persone, tali esseri umani.

Osservate, trovate Liu. Lasciatevi incuriosire e fatevi un pensiero vostro, su una cultura diversa ma forse non così lontana da noi. Però rimanete ostili, quello sempre.

Per maggiori info: http://www.mudec.it/ita/liu-bolin-mostra-mudec-milano/

Tags:

  • Camilla

    Incapace di descriversi. Promette di aggiornare mensilmente la sua bio consigliando un album. Album di settembre: Ginger (2019) - BROCKHAMPTON https://spoti.fi/2kLJDM7

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