gods of rap
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Manchester. 11 maggio. Gods of rap tour. Dj Premier, De La soul, Public Enemy, Wu-Tang-Clan. Quattro amici e fiumi di birra in uno degli eventi più attesi – per noi, s’intende – del 2019.

Ma andiamo per ordine, partiamo dagli albori.

Era il 25 gennaio, a valle di un viaggio a Cracovia (una tre giorni passata a cercare di far capire a Giuigiui* che gli Zloty** servono ad acquistare biglietti per Auschwitz, birra e vodka e non a pulirsi il culo), che la mia giornata lavorativa viene scossa da un messaggio: ‘O Pesant mi invia lo screen di una storia pubblicata dal compagno di viaggio Deio’ su Instagram, l’oggetto era una locandina su cui campeggia la scritta “Gods of rap”, e più sotto l’elenco degli ospiti a cui ho fatto menzione all’inizio di questo resoconto.

Naturalmente a quel messaggio non ci fu immediata risposta da parte di nessuno dei quattro eroi che hanno conquistato e tenuto banco per due notti l’indecorosa Szewska Street (in pratica l’equivalente del “corso” di un paesino “x” della provincia “x” italiana).

Passano i giorni, preso atto del fatto che fosse inaccettabile trascurare la notizia, nel bel mezzo di una discussione in cui si parlava di cose maschie, la butto lì:

“Sabato 11 e domenica 12. Organizzamm stu Dj Premier ja. Senza dormire. E ci tatuiamo la faccia di Dj Premier”

Ancora tergiversare. Ancora indecisione, perché poi “Il biglietto costa x euro! ‘Nculo, x euro?!”, e dunque interminabili silenzi e imprevedibili variazioni di topic.

Finché un bel giorno ‘O pesante e Deio’, stanchi di aspettare, hanno deciso di anticipare per tutti e prendere il biglietto anche per me e Giuigiui. E da lì subito giubilo, grande festa, l’immaginazione ha cominciato a volare ed è atterrata con noi alle 8.30 del mattino dell’11 maggio all’aeroporto di Manchester.

Svegli dalle quattro del mattino, spossati dalla notte praticamente insonne e con tre ore di aereo durante le quali abbiamo consumato caffè fresco macinato lungo e il sottoscritto è svenuto a più riprese, ci infiliamo nel primo treno che dalla stazione aeroportuale ci conduca a Manchester.

A soli 20 minuti da lì ci aspettava la nostra destinazione: Manchester Centrale. Scesi dal treno ci facciamo trasportare dal sentimentalismo e da quella verve tutta italiana finalizzata sostanzialmente a tre cose:

  • Importunare le passanti
  • Ridere in maniera sguaiata
  • Far capire che la nostra tribù ha radici ben più profonde delle loro, in pratica che ce l’abbiamo più lungo.

Questo finché non siamo capitati davanti il primo pub/ristorante/bistrot*** con fuori un cartello che recitava più o meno così: “English Breakfast”. Solo allora abbiamo deciso di diventare una sorta di Hydra italo-inglese, in grado di assumere carboidrati e proteine come se non ci fosse un domani, ma comunque in grado di risultare sgradevole.

L’integrazione fra le culture è una cosa a cui Ostile e gli Ostili tengono particolarmente.

Erano solo le 09.00 del mattino. Vi riassumo il contenuto della nostra colazione: Uova, Bacon, Salsicce, un pomodoro, un fungo, pane bianco, burro, fagioli dolci, una pinta di Stella Artois. Alleghiamo n. 1 foto.

Alle 09.15 Giuigiui era già alla seconda pinta.

Ore 10.00 siamo fuori. Ci riassalgono i dubbi. Cosa fare? Le possibilità erano due: andare subito all’Old Trafford e avere la possibilità di ammirare un pezzo di archeologia sportiva passata e presente oppure seguire un consiglio “x” di Jeronimo (il sottoscritto).

Dopo una breve tappa presso la cattedrale****, nella quale si svolgeva un evento fieristico dedicato ad arte e design, si opta in maniera innaturale per la seconda: “Uagliu, ho letto che i musei sono tutti gratis!”. Bugia, non era vero e il museo del calcio costava praticamente quanto un abbonamento al Napoli, ma abbiamo potuto ammirare le placche apposte sulla pavimentazione antistante raffiguranti stelle del calcio come Pele’, George Best, Diego Armando Maradona e Jeronimo.

Delusi e amareggiati, e dopo avermi insultato, decidiamo di andare al Northern Quarter, luogo in cui abbiamo avuto modo di scoprire tantissime opere di street artist e writer locali degne di nota e di consumare il nostro secondo pasto, a distanza di sole due ore: il fish and chips. Unto, grasso, condito con maIonese e ketchup spremuti da tubetti risalenti alla Grande Guerra. In pratica una delizia, accompagnata da un’altra pinta di Stella Artois.

Quello che rimane di un fish&chips

Finalmente si fa ora. Possiamo fare il check-in (eccetto me nessuno degli altri membri della gang ha l’età per permettersi notti insonni per un concerto). Raggiungiamo una zona più o meno periferica, ma comoda a raggiungere l’Arena per il concerto.

Non si direbbe, ma erano già le 15.00, il che ci porta al primo vero momento topico della giornata: l’ora del riposino.


Per questioni di comodità editoriale***** abbiamo deciso di scrivere questo focus sulla nostra permanenza inglese in due puntate. Una dedicata a noi che mangiamo, beviamo e fingiamo di interessarci alla città pe’ scopa’ e sembrare più interessanti al rientro in Italia, l’altra dedicata a noi che ingrassiamo e sbraitiamo frasi inconsulte e incomprensibili al Gods of Rap mandando a puttane definitivamente la nostra libido.

Quindi vi saluto e vi do appuntamento alla prossima settimana. Attenzione, il tempo è relativo, per me una settimana potrebbe essere anche mese se lo volete subito lasciate una faccina qua sotto!.

Sulla pagina instagram di Ostile Magazine troverete tutte le foto sulla Street Art di Manchester!

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  • Jeronimo

    Jeronimo, data e luoghi di nascita sconosciuti, napoletano d'adozione. Le sue principali fonti di ispirazione sono l'irriverente sincerità delle canzoni di Nino D'Angelo, gli imbattibili beat di J-Dilla e la smodata passione di cui sono pregni i romanzi rosa degli scrittori esordienti. Approda in Ostile a seguito del suo naufragio nell'oceano della scrittura. Ama definirsi "Un Ostile senza stile", la sua poetica è caratterizzata dal sapore forte dell'ignoranza e dagli opachi colori retrò, con finali note fruttate di "vino acìto".

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