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il più grande murale ecologico d’Europa, realizzato con pitture eco-sostenibili al 100%.
“Hunting Pollution”

Quando mi sono trasferita a Roma, ho preso casa su Viale Marconi, a pochissimi passi dal Gazometro e dalla Basilica di San Paolo fuori le mura. Quest’area, che viene compresa tra i quartieri Portuense e Ostiense, è piena zeppa di opere di street art. Alcune molto belle ed importanti (ne elencherò alcuni esempi di seguito), altre più caserecce e meno interessanti, anche per una non-esperta di street art come me.

Nonostante tutto, però, ho sempre avuto un’acerba passione per l’arte dei murales. Ho coltivato questo mio interessa da sola, girovagando per le città che sceglievo come mete di viaggio e cercando di scoprire i piccoli tesori rappresentati sulle pareti dei palazzi. Tutto è cominciato quando mi sono imbattuta per pure caso in un lavoro di Shepard Fairey, meglio conosciuto come Obey, mentre mi ero persa a Berlino: dopo essere scesa alla fermata della metropolitana sbagliata, una volta salite le scale mobili, mi sono ritrovata davanti agli occhi questa parete completamente rossa, con una rosa incatenata che spiccava al centro. È stato bellissimo, ed è così che ha avuto inizio il mio viaggio da neofita della street art. A Torino ho scoperto Millo (che ho ritrovato con molto piacere nella mia città natale, Avellino), a Napoli Bosoletti (uno tra i miei preferiti in assoluto) e Jorit.

A Roma, invece, il battesimo è avvenuto con un capolavoro, che si presenta mastodontico proprio nell’area di Ostiense che descrivo ad inizio articolo: l’ex Caserma dell’Aeronautica Militare in via del Porto Fluviale di Blu. Conoscevo già Blu da tempo, soprattutto per i suoi lavori su YouTube e perché mi era capitato di vedere un suo altro lavoro a Ravenna (anche stavolta per puro caso). Eppure, vedere questo gigantesco palazzo occupare quasi un quarto di tutta la strada che porta a via Ostiense è stato come cadere in una tavolozza di colori e nuotare in un mare di tonalità e forme differenti. Un vero e proprio “trip”. Il palazzo di Blu è diventato il simbolo di tutta la zona, TUTTI lo conoscono e lo apprezzano. Lo stesso vale per me, che, durante i primi periodi della permanenza romana, mi sono recata a vederlo da ogni tipo di angolazione più e più volte alla settimana.

Durante una delle mie gite verso Blu, a Settembre 2018, ho notato una grande impalcatura che ricopriva tutta la palazzina di fronte. Dopo poche settimane, ho avuto modo di svelare le intenzioni della struttura: ci sarebbe stato un altro, grande, imponente murale esattamente di fronte al palazzo di Blu.

Inaugurato il 26 Ottobre 2018, il gigantesco murale è un’opera di Federico Massa, street-artist milanese meglio conosciuto come Iena Cruz. Parliamo del più grande murale ecologico d’Europa, realizzato con pitture eco-sostenibili al 100%. “Hunting Pollution” (questo il titolo del lavoro) affronta il tema dell’inquinamento marittimo: spiccano un enorme pellicano, un barile di petrolio e dei tentacoli che richiamano chissà quale strana creatura degli abissi. L’opera di Iena Cruz è solo la base di un progetto ben più ampio, Yourban2030, ente no profit che si impegna a sensibilizzare i temi della economia “green” servendosi della sensibilità artistica contemporanea, come la street art.

Ma come può un murale diventare un elemento di economia green e il simbolo della battaglia all’inquinamento? Semplice: “Hunting Pollution” è stato realizzato con delle speciali vernici denominate Airlite, ecosostenibili al 100% e in grado di “mangiare” le polveri inquinanti dell’atmosfera e trasformarle in agenti neutri. L’opera è in grado di pulire l’aria come farebbe un piccolo boschetto di 20 alberi, novità inusuale per un quartiere come Ostiense, che manca quasi totalmente di aree verdi.

Iena Cruz è conosciuto per le sue opere presenti in svariate parti del mondo, come New York, Città del Messico, Miami e Barcellona. Il barile di petrolio rappresenta la società del consumo, parte integrante dell’habitat circostante della natura ormai distrutta e inquinata dall’uomo. L’airone, catturando il pesce contaminato, finisce per contaminare sé stesso e i suoi simili. Da qui il titolo del murale, Hunting Pollution, letteralmente “A caccia di inquinamento”: come l’airone va a caccia di cibo e cattura la preda/pesce, così la pittura del murale va a caccia di inquinamento e, letteralmente, lo distrugge.

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