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Tempo di lettura 2 minuti

Napolizm, potrebbe essere un nuovo aggettivo, potrebbe essere approvato dall’Accademia della Crusca per indicare tutte quelle persone che sono state investite dalla cultura napoletana.

Io mi reputo una di quelle vittime. Ma perché vittima? Perché quando la cultura napoletana ti investe, non ti abbandona più. Impari a vedere le cose da un punto di vista diverso, impari ad avere quella sensibilità che contraddistingue il popolo partenopeo, impari a dare il giusto peso alle cose, ma soprattutto inizi a vivere la tua vita con il giusto sarcasmo.

In un momento storico molto particolare, dove aleggia nell’aria un sapore di paura scaturita da una acerba conoscenza, quasi arroganza da parte di chi non ha ben chiaro cos’è il rispetto per le persone, questo documentario ci fa pensare che dobbiamo dare il giusto peso a tutto e, allo stesso tempo, avere pieno rispetto degli altri.

Infine, ma non per questo meno importante, è possibile credere in qualcosa di diverso.

Con Napolizm, documentario diretto e girato da Polo, famoso front man del gruppo napoletano “La Famiglia”, è ancora più evidente come la cultura napoletana abbia influenzato la mia vita, dallo studio al lavoro, fino ai rapporti umani. Questo documentario, incentrato sulla cultura Hip Hop e il Rap napoletano, non tratta solo argomenti come la musica e tutto quello che ne concerne; ma dà uno spaccato reale di chi ha vissuto certi ambienti, di chi si è trovato di fronte a scelte davvero difficili, ma che, anche se questo significava sbagliare, ha deciso di prendere in modo del tutto consapevole.

Napolizm, proiettato al teatro Principe, riesce a evocare la duplice anima del teatro, in passato ex palazzetto dello sport per incontri di boxe.

Infatti, è stato capace di creare delle similitudini tra i due ambienti:

dove c’è gente o c’è stata gente che ha sempre dovuto lottare, farsi spazio e scendere a compromessi, ma non ha mai rinunciato a quello che era il proprio obiettivo e il proprio sogno.

Parla di come viene vissuta la vita in quegli ambienti, di come i ragazzi hanno combattuto cercando con tutte le forze di non cadere in tentazioni che li avrebbero portati su una strada senza uscita e di quanto sono stati capaci di trasformare in musica i loro tormenti, le loro paure e i loro sogni.

Come?

Raccontando cosa vedevano e cosa vivevano in prima persona e non cosa avrebbero voluto vivere solo perché fa figo parlare di un ghetto.

Pensando che cantare una canzone sulla droga e raccontare di aver vissuto la strada ti possa far elevare a bullo ripulito.

Per me, tutto questo è davvero importante perché credo si possa parlare di certe cose solo quando si è consapevoli di quello che si vuole raccontare.

Durante Napolizm, in pochi eravamo presenti al Teatro Principe con un leggero velo di freddo, ci siamo sentiti un po’ tutti napoletani e con una gran voglia di riuscire a fare quello per cui lottiamo ogni giorno.

Con questo documentario Polo ci fa capire che quando abbiamo un’idea in mente dobbiamo lottare fin quando abbiamo le forze, soprattutto dobbiamo credere in noi stessi.

Lui deve essere il nostro esempio.

Noi di Ostile vogliamo consigliarvi NAPOLIZM e dirvi che è giusto restare con i piedi ben saldi a terra, ma sognare e fare in modo che i sogni si avverino è davvero importante.

Ah, un’ultima cosa: andate a Napoli e fatevi avvolgere dalla magia che invade la città.

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