La nuova opera di Banksy per l’artista curda, free Zehra Dogan

bansky new york

Bansky new york

La nuova opera di Banksy a new york dedicata a Zehra Dogan, l’artista curda arrestata per aver dipinto la città di Nusaybin distrutta dopo l’assedio delle milizie turche.

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Banksy l’ha fatto ancora. Due giorni fa, fra Huston Street e Bowery, nel quartiere newyorkese di Manhattan, è venuta alla luce la nuova opera della stella della street art mondiale. Una murata lunga venti metri dedicata all’artista curda Zehra Dogan, condannata un anno fa per aver dipinto la distruzione di Nusaybin, sua città natale che sorge proprio sui confini curdi, a opera delle milizie dello stato turco.

Già attivista e direttrice di un’agenzia di stampa femminista, la Dogan ha avuto un assaggio delle maniere del regime di Erdogan nel marzo 2016, quando veniva arrestata una prima volta con l’accusa di far parte di un’organizzazione anti-governativa. Illazioni, che caddero nel dicembre dello stesso anno sotto i colpi dell’ignoranza e della mancanza di prove certe che portarono inequivocabilmente alla sua scarcerazione. Il motivo? I testimoni che l’avrebbero accusata in quell’occasione giustificarono il loro giudizio semplicemente in base all’aspetto fisico – la condannata portava un anello al naso. Sconcertante un particolare: non sarebbero nemmeno stati in grado di ripetere il suo nome, dato che in realtà non ne erano a conoscenza.

Ma come ogni regime che si rispetti, quello islamo-fascista di Erdogan non si è lasciato sfuggire la seconda occasione d’oro offerta dall’opera della Dogan che rappresentava, appunto, la distruzione di Nusyabin, avvenuta nel corso del 2017. In quell’occasione, purtroppo, nessuna falla della ragione umana ha potuto tenere testa alla violenza con cui il regime si è scagliato contro l’artista curda, condannata il 7 marzo 2017 a due anni e dieci mesi di reclusione perché in quell’opera, sui tetti degli edifici distrutti, sono raffigurate bandiere turche che penzolano senza esser scosse da alcun vento di giustizia.

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Questo ha rappresentato, secondo gli organi giudiziari dello stato turco, una prova inconfutabile di ciò per cui un anno prima nessuno era stato in grado di condannarla, dopo sei mesi passati comunque in carcere.

 

Nasce sulle macerie di questa storia a marchio dittatoriale l’opera di Banksy, che raffigura su una murata bianca tante tacche, come fossero sbarre, quanti sono i giorni che dal 7 marzo 2017 Zehra ha trascorso in carcere. Tacche che in qualche modo ricordano anche quelle sul macigno della coscienza di un intero continente – e che a volerle rappresentare graficamente servirebbe molto più di un muro lungo venti metri – che ancora lascia passare inosservato e taciuto quello che si qualifica come l’ennesimo genocidio legittimato in territorio europeo.

Banksy l’ha fatto ancora, dunque, ricordando a tutti che l’arte in ogni sua forma è anti-istituzionale per definizione e per natura. Non c’è scampo: o muori da artista, o vivi tanto a lungo da diventare un borghese strapagato.

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  • Jeronimo

    Jeronimo, data e luoghi di nascita sconosciuti, napoletano d'adozione. Le sue principali fonti di ispirazione sono l'irriverente sincerità delle canzoni di Nino D'Angelo, gli imbattibili beat di J-Dilla e la smodata passione di cui sono pregni i romanzi rosa degli scrittori esordienti. Approda in Ostile a seguito del suo naufragio nell'oceano della scrittura. Ama definirsi "Un Ostile senza stile", la sua poetica è caratterizzata dal sapore forte dell'ignoranza e dagli opachi colori retrò, con finali note fruttate di "vino acìto".

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